An einem Nachmittag im April 1904 schickt der Farmer Kaempffer den Hottentottenboy Jakobus, der schon seit zwei Jahren im Haus dient, nach dem jüngsten Sohn Klaus, der seine Schulaufgaben machen soll. Jakobus, der Treue, läuft sofort los. Aber weder er noch Kaempffers Sohn kommen. Das Warten wird Kaempffer schließlich zu dumm. Er geht aus dem Haus, um die beiden zu suchen. Seinen Sohn findet er schnell. Er spielt in der Nähe des Kraals. Jakobus aber ist verschwunden. Kaempffer sucht, er ruft, er fragt die anderen eingeborenen Farmarbeiter. Niemand will ihn gesehen haben. Kaempffer geht ins Haus und an den Schreibtisch zurück. Beim Hinsetzen hat er das merkwürdige Gefühl, als habe sich etwas verändert. Schon will er sich wieder seinen Abrechnungen zuwenden, als er vor sich auf der Fotografie, die ihn als Reserveleutnant zeigt, das kleine Tintenkreuz entdeckt, direkt über seinem Kopf.
Der Farmer Kruse tritt morgens aus seinem in der Nähe von Warmbad gelegenen Farmhaus, um die Eingeborenen wie gewöhnlich zur Arbeit einzuteilen.
Kein Mensch ist zu sehen.
Er geht zur Eingeborenenwerft hinüber. Alle Pontoks sind über Nacht abgebrochen worden. Ein Feuer glimmt noch. Plötzlich flattert hinter einer Gruppe von Weißdornbüschen ein Schwarm von Kronenkiebitzen auf. Kruse geht schnell ins Haus, verrammelt Tür und Fenster, nimmt das Gewehr von der Wand, lädt es und legt alle anderen Patronen griffbereit auf den Tisch.
Auf der Farm »Deutsche Erde« wird dem Farmer Strohmeier von einem schwarzen Arbeiter die Peitsche entrissen, mit der Strohmeier die Eingeborenen bei ihrer Arbeit anzutreiben pflegt. Der Eingeborene droht Strohmeier mit der Peitsche. Der Farmer sattelt sofort sein Pferd und reitet zur nächstgelegenen Polizeistation.
Ein Namamädchen sagt zu Frau Krabbenhöft: Wenn jemand nachts an dein Fenster klopft, dann kann nur ich es sein, aber dann mußt du schnell laufen.
In den ersten Junitagen des Jahres 1904 geht ein Telegramm in Windhuk beim kaiserlichen Gouvernement ein: Eine Bande bewaffneter Hottentotten hat im Südosten des Landes vereinzelt liegende Farmen überfallen und weißen Farmern Vieh und Waffen abgenommen. Keiner der Farmer wurde getötet. Der Anführer dieser Bande ist ein gewisser Morenga.
Wer war Morenga?
Auskunft des Bezirksamtmanns von Gibeon: Ein Hottentottenbastard (Vater: Herero, Mutter: Hottentottin). Nennt sich auch Marengo. Beteiligte sich am Bondel zwart-Aufstand 1903. Soll an einer Missionsschule erzogen worden sein. An welcher, konnte nicht ermittelt werden. Zuletzt hat er in den Kupferminen von Ookiep im nördlichen Teil der Kapkolonie gearbeitet.
Morenga reitet einen Schimmel, den er nur alle vier Tage tränken muß. Nur eine Glaskugel, die ein Afrikaner geschliffen hat, kann ihn töten. Er kann in der Nacht sehen wie am Tag. Er schießt auf hundert Meter jemandem ein Hühnerei aus der Hand. Er will die Deutschen vertreiben. Er kann Regen machen. Er verwandelt sich in einen Zebrafinken und belauscht die deutschen Soldaten.
Telegramm: Am 30. August ist es am Schambockberg zu einem Gefecht zwischen der Patrouille Stempel und der Morengabande gekommen.Leutnant Baron v. Stempel und vier Mann gefallen, vier Mann verwundet, einer vermißt.
Der Bezirksamtmann von Gibeon, v. Burgsdorff, hat zu Kaufmann Kries gesagt: Wir müssen um jeden Preis einen Aufstand der Hottentotten verhindern, solange die Herero nicht endgültig niedergeworfen sind.
Das war am 1. Oktober 1904.
Am Nachmittag des 3. Oktober erscheinen die Witbooi Hottentotten Samuel Isaak und Petrus Jod bei dem Bezirksamtmann v. Burgsdorff und übergeben ihm einen Brief ihres Kapitäns Hendrik Witbooi. Der Brief enthält die Kriegserklärung an die Deutschen.
Burgsdorff beschließt, sofort zu Hendrik Witbooi zu reiten. Er hofft, den Kapitän, den er seit zehn Jahren persönlich kennt, umzustimmen. Er sagt zu seiner Frau, er käme am nächsten Tag zurück. Unbewaffnet reitet er, von den beiden Witbooi-Großleuten begleitet, nach Riet mont ab.
Als er indessen am folgenden Tag Mariental erreicht, wird er von den dort versammelten Eingeborenen gefragt, ob er den Brief des Kapitäns erhalten habe, und, als er dies bejaht, von einem Bastardhottentotten namens Salomon Stahl hinterrücks niedergeschossen. (Die Kämpfe der deutschen Truppen in Südwestafrika, hrsg. vom Großen Generalstabe, Bd. 2, Berlin 1907, S. 13)
Am 4. Oktober 1904 bricht im deutschen Schutzgebiet Südwestafrika der Aufstand der Hottentotten (richtig Nama) aus, fast genau acht Monate, nachdem sich die Herero erhoben hatten. Damit herrscht im ganzen Land der Kriegszustand. Der deutsche Generalstab muß abermals Truppenverstärkungen in Marsch setzen.
Published May 26, 2026
© Uwe Timm
© Dtv Deutscher Taschenbuch 2000
Avvisaglie From Morenga
Written in German by Uwe Timm
Translated into Italian by Claire-Lise Vuadens
Un pomeriggio di aprile 1904 il farmer Kaempffer manda il boy ottentotto Jakobus, a servizio nella sua casa già da due anni, a cercare il figlio più piccolo, Klaus, che deve fare i compiti. Il fedelissimo Jakobus corre via subito. Ma né lui né il figlio di Kaempffer fanno ritorno. Alla fine, stanco di aspettare, Kaempffer esce di casa e va a cercarli. Trova presto suo figlio. Sta giocando vicino al kraal. Invece Jakobus è scomparso. Kaempffer cerca, chiama, chiede agli altri indigeni lavoratori della fattoria. Pare che nessuno lo abbia visto. Kaempffer rientra in casa e torna alla sua scrivania. Mentre si siede ha la strana sensazione che sia cambiato qualcosa. Sta per riprendere i suoi conti quando davanti a sé, sulla fotografia che lo ritrae da sottotenente riservista, scopre la piccola croce tracciata con l’inchiostro proprio al di sopra della sua testa.
Al mattino il farmer Kruse esce di casa nella sua tenuta vicino a Warmbad, per assegnare come ogni giorno il lavoro agli indigeni.
Non si vede nessuno.
Si dirige verso le capanne degli indigeni. Tutti i pontok sono stati smantellati nottetempo. Un fuoco rosseggia ancora. Dietro un boschetto di biancospini si alza d’improvviso svolazzando uno stormo di pavoncelle coronate. Kruse rientra velocemente in casa, spranga porta e finestre, stacca il fucile dalla parete, lo carica e lascia tutte le altre cartucce a portata di mano sul tavolo.
Alla fattoria “Deutsche Erde”, “Terra tedesca”, un lavoratore nero strappa di mano al farmer Strohmeier la frusta con cui quest’ultimo è solito incitare gli indigeni al lavoro. L’indigeno minaccia Strohmeier con la frusta. Il farmer sella immediatamente il suo cavallo e galoppa verso la stazione di polizia più vicina.
Una ragazza nama dice alla signora Krabbenhöft: se di notte qualcuno busserà alla tua finestra saprai che sono io, ma tu allora dovrai scappare subito.
Ai primi di giugno dell’anno 1904 arriva un telegramma al governatorato imperiale di Windhuk: Una banda di ottentotti armati ha assalito fattorie isolate nel sud-ovest del paese e rubato ai farmer bianchi armi e bestiame. Nessun farmer è rimasto ucciso. Il capo di questa banda è un certo Morenga.
Chi era Morenga?
Informazione del funzionario amministrativo distrettuale di Gibeon: Un bastardo ottentotto (padre: herero, madre: ottentotta). Si fa chiamare anche Marengo. Ha preso parte alla rivolta dei Bondelzwart nel 1903. Sarebbe stato educato in una scuola missionaria. Non è stato possibile accertare quale. Di recente ha lavorato nelle miniere di rame di O’okiep, nella Colonia del Capo settentrionale.
Morenga monta un cavallo bianco che deve abbeverare solo ogni quattro giorni. Può ucciderlo soltanto una pallottola di vetro molata da un africano. Ci vede di notte come fosse giorno. Colpisce un uovo di gallina tenuto in una mano sparando da una distanza di cento metri. Vuole scacciare i tedeschi. È capace di far piovere. Si trasforma in un fringuello zebra per spiare i soldati tedeschi.
Telegramma: il 30 agosto ci sono stati combattimenti tra la pattuglia Stempel e la banda di Morenga sul monte Schambock. Caduti il sottotenente barone von Stempel e quattro uomini, altri quattro feriti, un disperso.
Il funzionario amministrativo distrettuale di Gibeon, von Burgsdorff, avrebbe detto al commerciante Kries: dobbiamo impedire a ogni costo una rivolta degli Ottentotti, finché gli Herero non saranno stati definitivamente sconfitti.
Era il 1° ottobre 1904.
Nel pomeriggio del 3 ottobre, gli ottentotti del clan dei Witbooi, Samuel Isaak e Petrus Jod, si presentano dal funzionario amministrativo distrettuale von Burgsdorff e gli consegnano una lettera del loro capitano Hendrik Witbooi. La lettera contiene la dichiarazione di guerra ai tedeschi.
Burgsdorff decide di andare subito da Hendrik Witbooi. Spera di far cambiare idea al capitano, che conosce personalmente da dieci anni. Avvisa sua moglie che tornerà il giorno dopo. Parte a cavallo, disarmato, alla volta di Rietmond, scortato dai due notabili witbooi.
Quando il giorno seguente giunge a Mariental e gli indigeni radunati in città gli chiedono se abbia ricevuto la lettera del capitano, alla sua risposta affermativa viene abbattuto, con un colpo di arma da fuoco alle spalle, da un bastardo ottentotto di nome Salomon Stahl. (Die Kämpfe der deutschen Truppen in Südwestafrika, hrsg. vom Großen Generalstabe, Bd. 2 [Le battaglie delle truppe tedesche in Africa sudoccidentale, a cura dello Stato maggiore generale tedesco, v. 2], Berlin 1907, p. 13)
Il 4 ottobre scoppia nel protettorato dell’Africa sudoccidentale la rivoluzione degli Ottentotti (propriamente Nama), quasi esattamente otto mesi dopo che erano insorti gli Herero. Ne consegue lo stato di guerra in tutto il paese. Lo Stato maggiore generale tedesco deve mandare un’altra volta truppe di rinforzo.
Published May 26, 2026
© Uwe Timm
© Dtv Deutscher Taschenbuch 2000
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